Le storie di dipendenza dal gioco d’azzardo hanno quasi sempre un inizio banale: un bar, uno smartphone, una serata sola. Poi l’escalation, il debito, la vergogna, il silenzio. In Italia, nel 2025, si stimano 1,5 milioni di giocatori patologici e altri 1,4 milioni a rischio moderato — circa 3 milioni di persone che hanno perso il controllo su un’attività che, per il sistema, genera 165,34 miliardi di euro di raccolta e 21,88 miliardi di perdite nette a carico dei giocatori. Questi numeri non parlano da soli: hanno bisogno di volti, percorsi, uscite. Questo articolo racconta quattro storie anonimizzate, composte su base di percorsi reali documentati dai Servizi per le Dipendenze (SerD), con il solo fine di aiutare chi si riconosce — o riconosce un familiare — a trovare informazioni concrete su dove e come chiedere aiuto.

Nota: questo articolo ha finalità esclusivamente informativa e non contiene link di affiliazione.

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La storia di Marco, 34 anni — Le slot online durante il lockdown

Marco aveva trentadue anni quando, nella primavera del 2020, iniziò a giocare alle slot online. Impiegato amministrativo in una piccola azienda di Torino, si ritrovò in smart working con molto tempo libero e qualche preoccupazione economica sullo sfondo. Il primo accesso a una piattaforma di gioco avvenne quasi per curiosità: una pubblicità su un sito di notizie, un bonus di benvenuto, “proviamo a vedere”. Le prime settimane sembrarono innocue: puntate da 5 euro, sessioni di un’oretta dopo cena.

Il meccanismo di escalation nei casi documentati dai SerD segue quasi sempre la stessa curva: le puntate crescono perché le vincite occasionali alimentano la convinzione che il sistema sia controllabile. Marco cominciò a rigiocare le vincite anziché ritirarle. Poi cominciò a depositare somme più consistenti, convinto di “recuperare” una sessione negativa con la successiva. Entro la fine del 2020 le sessioni duravano fino alle tre di notte; la media delle puntate si era spostata sopra i 200 euro a serata. Il debito accumulato su carte di credito e un prestito personale raggiunse i 23.000 euro nell’arco di diciotto mesi.

Il punto di svolta arrivò quando la compagna trovò la documentazione bancaria nascosta. La reazione non fu di rottura immediata, ma di confronto diretto — e fu questa la porta d’accesso al percorso di cura. Marco si rivolse al SerD di Torino, dove fu preso in carico con un programma di terapia cognitivo-comportamentale (CBT) individuale durato quattordici mesi. Al momento della stesura di questo profilo, è astinente da due anni e il piano di rientro dei debiti è avviato con una finanziaria specializzata.

Il meccanismo: come le slot online accelerano la dipendenza

Il caso di Marco non è eccezionale: è statisticamente rappresentativo. Il canale online ha superato nel 2025 i 100,88 miliardi di euro di raccolta — un incremento del 221% rispetto al 2018, con 4,8 milioni di giocatori attivi a distanza. Le slot online presentano caratteristiche strutturali che, nelle persone con vulnerabilità neurobiologiche o psicologiche, amplificano il rischio di dipendenza rispetto ai formati fisici: accessibilità continua (24 ore su 24, sette giorni su sette), assenza di barriere fisiche come il tragitto fino alla sala giochi, velocità di gioco molto superiore ai formati tradizionali.

Le distorsioni cognitive occupano un ruolo centrale. Come documentato in letteratura clinica e ripreso nei protocolli dei SerD, la più frequente è il near-miss: la percezione che un esito quasi vincente (“ci mancava poco”) aumenti le probabilità della prossima vincita. In realtà il generatore di numeri casuali è immune a qualsiasi sequenza precedente. A questa si aggiunge l’illusione di controllo — la convinzione, particolarmente forte nei giocatori di poker ma presente anche nelle slot online, di poter influenzare l’esito attraverso rituali, strategie di puntata o “lettura” della macchina. Le distorsioni cognitive si presentano come convinzioni errate che facilitano il coinvolgimento ripetuto nel gioco nonostante le perdite: più perdi, più giochi.

La storia di Elena, 52 anni — Le VLT dopo la vedovanza

Elena rimase vedova nel 2018, a quarantotto anni. Pensionata anticipata per invalidità parziale, si trovò a trascorrere le giornate in una routine che aveva perso il suo centro. Il bar sotto casa, dove aveva frequentato il marito per anni, divenne il luogo di riferimento quasi naturale. Le VLT (Video Lottery Terminal) erano lì, in un angolo. All’inizio era una questione di compagnia, di qualcosa da fare mentre si beveva un caffè.

L’escalation nei casi di dipendenza da VLT in donne adulte ha spesso questa caratteristica: il gioco come sostituto relazionale. Da 10 euro al giorno si passò a 50, poi a 200. Il debito si accumulò in modo quasi invisibile: prelievi dal conto pensione, poi un prestito chiesto ai figli “per una spesa urgente”, poi un secondo prestito a un cognato. Il totale raggiunse i 14.000 euro prima che qualcuno in famiglia si accorgesse dell’entità del problema. L’isolamento sociale era già avanzato: Elena aveva smesso di frequentare le amiche, rimandava gli appuntamenti, costruiva giustificazioni sempre più elaborate per coprire le ore trascorse al bar.

Il punto di svolta fu una chiamata al TVNGA — il Telefono Verde Nazionale Gioco d’Azzardo dell’Istituto Superiore di Sanità, raggiungibile all’800 558822. L’operatrice la ascoltò per quaranta minuti e la orientò verso il SerD dell’ASL di Napoli competente per territorio. La presa in carico fu rapida: entro dieci giorni Elena aveva un appuntamento con lo psicologo. Il percorso multidisciplinare comprese un educatore, un’assistente sociale (che la supportò nella gestione del debito) e sedute di terapia di gruppo con altre donne con un profilo simile. Oggi è astinente da tre anni; ha ricominciato a fare volontariato in una parrocchia del suo quartiere, attività che ha definito “la mia rete di sicurezza reale”.

Il ruolo del TVNGA e dei servizi territoriali

Il TVNGA (numero 800 558822) è un servizio dell’Istituto Superiore di Sanità attivo dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 16:00. È anonimo, gratuito e accessibile da tutta Italia. Non si tratta di un semplice sportello informativo: gli operatori sono psicologi e assistenti sociali formati sul DGA, in grado di effettuare un primo orientamento clinico e indirizzare il chiamante verso il SerD territorialmente competente o verso i gruppi di auto-mutuo-aiuto.

I SerD (Servizi per le Dipendenze Patologiche), presenti in ogni distretto ASL del paese, offrono presa in carico completamente gratuita nell’ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). L’équipe è multidisciplinare: medici, psicologi, assistenti sociali, educatori professionali e infermieri. Per chi — come Elena — affronta una dipendenza intrecciata con il lutto o l’isolamento sociale, l’approccio integrato è spesso decisivo: il trattamento non riguarda solo il comportamento di gioco, ma il contesto di vita che l’ha reso possibile.

La storia di Luca, 22 anni — Le scommesse sportive su siti esteri

Luca aveva diciannove anni quando aprì il primo conto su una piattaforma di scommesse sportive con licenza di gioco di Curaçao — un sito facilmente raggiungibile, con interfaccia in italiano e bonus di benvenuto generosi. Il calcio era la sua passione, le scommesse sembravano una sua naturale estensione. Si diceva: ho conoscenza del settore, so leggere i dati statistici, posso fare scommesse “intelligenti”.

Questo pensiero — la convinzione di poter trasformare la conoscenza dello sport in un vantaggio sistematico — è una delle distorsioni cognitive più diffuse tra i giovani appassionati di sport che si avvicinano alle scommesse. Il bookmaker costruisce le quote per garantire il proprio margine su qualsiasi risultato: non esiste, nel lungo periodo, un sistema di puntata redditizio per il giocatore. Luca scoprì questa verità al quarto semestre universitario, quando il debito era cresciuto di circa 4.200 euro rispetto alle spese ordinarie, e aveva contratto altri 6.000 euro in prestiti informali da compagni di corso e dall’account di un genitore.

La crisi non fu finanziaria, ma sanitaria: durante una sessione d’esame importante, Luca ebbe un attacco d’ansia che lo costrinse ad abbandonare l’aula. Quella sera raccontò tutto ai genitori. Il percorso al SerD — in modalità telehealth, scelta che si adattava ai ritmi e alla mobilità di uno studente fuori sede — è durato undici mesi. Luca è astinente da quattordici mesi e ha ripreso gli studi con regolarità.

Giovani e azzardo online: i dati ESPAD

Il profilo di Luca non è isolato. L’indagine ESPAD 2024 (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), condotta dal CNR-IFC su un campione di 20.201 studenti di 15–19 anni, conferma la crescita delle forme digitali di gioco tra gli adolescenti. Tra i ragazzi di 11–13 anni, il 25,4% ha dichiarato di aver giocato d’azzardo almeno una volta, e il 2,4% mostra profili problematici.

Un elemento specifico del profilo giovanile è l’esposizione alle piattaforme prive di concessione ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli). I siti con licenza Curaçao o di altre giurisdizioni estere operano in un regime di illegalità per il mercato italiano: non sono soggetti ai vincoli pubblicitari imposti dal decreto Dignità del 2018, non devono rispettare i limiti introdotti per i minori, e non applicano i meccanismi obbligatori di auto-esclusione previsti dalla normativa ADM. Per i giovani che non distinguono tra operatori legali e illegali — e la distinzione non è intuitiva — il rischio è strutturalmente amplificato.

La storia di Giuseppe, 44 anni — Il poker “professionista” e la spirale del debito

Giuseppe era un imprenditore edile di Roma con una storia di successo professionale alle spalle quando cominciò a frequentare i tornei di poker. L’intelligenza tattica che aveva messo nell’azienda trovò in quella disciplina un campo di applicazione affascinante. Si costruì un’identità: il poker non era un gioco d’azzardo, era uno sport mentale, e lui era bravo. Per qualche anno questa narrazione reggeva, almeno in superficie.

L’escalation avvenne lungo due binari paralleli: l’aumento delle puntate ai tavoli fisici e il passaggio ai tornei online, dove la velocità di gioco è molto superiore e la supervisione sociale è assente. La disponibilità di denaro da imprenditore accelerò il processo: le perdite venivano assorbite nel bilancio aziendale, poi nei risparmi personali, poi con i prestiti. La separazione dalla moglie, avvenuta quando il debito aveva già superato i 40.000 euro, non interruppe il ciclo. Al contrario, lo accelerò. Il debito raggiunse gli 85.000 euro — parte con istituti bancari, parte con prestatori privati che operavano in aree grigie del credito informale.

Fu una denuncia per insolvenza a interrompere la spirale. Il procedimento legale portò Giuseppe in contatto con un avvocato specializzato in sovraindebitamento, che lo orientò verso il SerD di Roma per la certificazione della patologia — prerequisito necessario per accedere alla procedura di ristrutturazione del debito. La terapia individuale al SerD durò diciotto mesi. Oggi Giuseppe è astinente da cinque anni, coordina un gruppo di Giocatori Anonimi nel quartiere Prati, e il piano di rientro dei debiti è stato approvato dal tribunale.

L.3/2012 e sovraindebitamento: una via d’uscita legale

Il caso di Giuseppe apre una questione normativa che riguarda molte persone con DGA: il debito accumulato durante la patologia può essere ristrutturato? La risposta è sì, a determinate condizioni. La Legge 3/2012 sul sovraindebitamento — poi integralmente riformata e confluita nel D.Lgs. 14/2019 (Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza) — consente ai consumatori non fallibili di accedere a procedure di ristrutturazione o liquidazione controllata del debito.

Per i giocatori patologici il meccanismo richiede due condizioni: la presentazione di una certificazione medica della dipendenza rilasciata dal SerD o da un professionista accreditato, e la dimostrazione di aver avviato un percorso terapeutico strutturato. Con questi elementi, il tribunale può riconoscere l’assenza di dolo o colpa grave nella formazione dei debiti — ciò che apre la strada a piani di rientro con riduzione del debito residuo o, nei casi più gravi, alla liquidazione del patrimonio con esdebitazione finale. Non è una scappatoia: è il riconoscimento legale che l’azzardopatia altera la capacità decisionale in modo documentabile. L’accesso a questa procedura avviene tramite gli Organismi di Composizione della Crisi (OCC) o direttamente attraverso il tribunale competente.

Cosa accomuna le storie di dipendenza dal gioco d’azzardo: le costanti del recupero

Quattro storie diverse per età, contesto sociale, tipologia di gioco e dimensione del debito. Eppure il filo conduttore del recupero è sorprendentemente costante, e i SerD che documentano migliaia di percorsi ogni anno lo confermano: ci sono passaggi che quasi sempre si ripetono, indipendentemente dal profilo individuale.

Il primo è il riconoscimento del problema. In tutti e quattro i casi, il riconoscimento non fu spontaneo e progressivo: fu innescato da una crisi esterna — la scoperta da parte di un familiare (Marco), la chiamata a un servizio di aiuto (Elena), un collasso fisico (Luca), un procedimento legale (Giuseppe). Questo dato ha implicazioni importanti: aspettare che la persona “tocchi il fondo” senza intervento esterno allunga significativamente il tempo di accesso alle cure. I familiari formati a riconoscere i segnali del DGA possono fare la differenza.

Il secondo elemento costante è l’accesso strutturato ai servizi: SerD, TVNGA, Giocatori Anonimi. Non il fai-da-te. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT), individuale o di gruppo, è il trattamento con il livello di evidenza più robusto per il DGA. Il programma dei 12 passi dei Giocatori Anonimi offre continuità di supporto nella fase post-terapia. I due percorsi non si escludono: spesso si integrano.

Il terzo elemento è il tempo. Nessuno dei quattro profili ha raggiunto l’astinenza in poche settimane. I percorsi documentati vanno da undici mesi a diciotto mesi di terapia strutturata, con ulteriore supporto nei mesi e negli anni successivi. Il recupero dal disturbo da gioco d’azzardo non è un evento singolo: è un processo continuo che richiede la costruzione di nuove strutture sociali, relazionali e cognitive.

NomeEtàTipo di giocoDebito stimatoPercorso di curaStato attuale
Marco34 anniSlot online€23.000SerD Torino — CBT individuale 14 mesiAstinente da 2 anni, debiti in rientro
Elena52 anniVLT€14.000TVNGA → SerD Napoli — presa in carico multidisciplinareAstinente da 3 anni, volontariato attivo
Luca22 anniScommesse sportive (siti esteri)~€10.200SerD telehealth — 11 mesiAstinente da 14 mesi, studi ripresi
Giuseppe44 anniPoker (live e online)€85.000SerD Roma 18 mesi + L.3/2012 → D.Lgs. 14/2019Astinente da 5 anni, leader Giocatori Anonimi Roma

Dove chiedere aiuto in Italia

Una delle costanti più importanti di questi quattro percorsi è che nessuno ha superato il DGA da solo. I servizi esistono, sono capillari e — salvo casi specifici — completamente gratuiti. Occorre sapere dove cercarli.

Il TVNGA — Telefono Verde Nazionale Gioco d’Azzardo (numero 800 558822) è il primo punto di accesso nazionale. È un servizio dell’Istituto Superiore di Sanità, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 16:00, anonimo e gratuito. Non richiede nessuna documentazione preventiva: basta chiamare. Gli operatori orientano verso il percorso più adatto alla situazione specifica.

I SerD (Servizi per le Dipendenze Patologiche) sono presenti in ogni distretto ASL sul territorio nazionale. La presa in carico è gratuita nell’ambito dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). L’équipe comprende medici, psicologi, assistenti sociali, educatori e infermieri. Molti SerD offrono oggi anche modalità di consultazione a distanza (telehealth), particolarmente utile per giovani studenti o per chi vive in zone rurali.

Giocatori Anonimi Italia (giocatorianonimi.org) riunisce gruppi di auto-mutuo-aiuto basati sul programma dei 12 passi. I gruppi si riuniscono settimanalmente in tutta Italia, dalle grandi città ai centri minori. La partecipazione è gratuita e anonima. Per i familiari esiste il gruppo parallelo GAM-ANON (gamanonitalia.org), che offre supporto specifico a chi vive accanto a una persona con DGA.

Per chi, come Giuseppe, si trova ad affrontare un debito insostenibile, la via legale passa attraverso gli Organismi di Composizione della Crisi (OCC) o il tribunale competente, nell’ambito del D.Lgs. 14/2019 (Codice della Crisi). La certificazione medica rilasciata dal SerD è il documento chiave per accedere a queste procedure.

Conclusione

Ogni storia di dipendenza dal gioco d’azzardo ha la propria specificità: l’età, il contesto, il tipo di gioco, la dimensione del debito. Ma le storie di guarigione mostrano una struttura ricorrente: il riconoscimento, l’accesso ai servizi, la terapia strutturata, il tempo. Dal disturbo da gioco d’azzardo si può uscire — e non da soli. I servizi esistono, sono gratuiti e sono presenti capillarmente sul territorio italiano. Il primo passo è il più difficile, ma è anche l’unico che conta: chiedere aiuto. Se le storie di dipendenza dal gioco d’azzardo raccontate in queste pagine sembrano rispecchiare la tua esperienza o quella di una persona a te cara, il TVNGA (800 558822) e il SerD della tua ASL sono il punto di partenza concreto per iniziare.

Il gioco d’azzardo può causare dipendenza. Se tu o una persona a te cara avete un problema con il gioco, contatta il TVNGA al numero 800 558822 (lun-ven 10:00–16:00, gratuito e anonimo) o rivolgiti al SerD della tua ASL.